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April 14 Uno dei fattori che incide maggiormente sulla sicurezza è lo stress,
causa di danni diretti (es. fenomenologia legata ad eccessivo carico di
lavoro) o danni indiretti (es. in attività manuali lo stress può
condurre a disattenzioni fatali sui luoghi di lavoro). La
crescente enfasi al tema è un fenomeno europeo: l'Agenzia Europea per
la sicurezza e la salute sul lavoro (OSHA) ha condotto uno studio nel
quale si precisa che il 20% dei lavoratori europei teme per la propria
incolumità fisica per lo stress legato al lavoro. Non solo, ma
l'analisi dei costi derivanti dallo stress e dalla sicurezza hanno
ancor più reso evidente la grandezza del problema: lo stress
lavoro-correlato è stato identificato ai livelli internazionali,
europei e nazionali come preoccupazione sia per i datori di lavoro che
per i lavoratori. Di conseguenza, lo stress e la sicurezza nelle economie evolute sono diventate voci di spesa molto importanti.
Il D.Lgs.81/2008 (Testo unico Sicurezza) contiene un richiamo espresso allo stress lavoro correlato ed all'Accordo europeo dell'8 ottobre 2004. L'articolo 28,
comma 1 del Testo Unico prevede, infatti, che la valutazione del
rischio, obbligo non delegabile del datore di lavoro, debba riguardare
tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori "ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004". Ogni
valutazione dei rischi dovrà considerare il rischio da stress
lavoro-correlato e quindi contenere le misure di prevenzione e
protezione individuate e le procedure per attuarle, attenendosi ai
contenuti dell'Accordo.
Lo
stress viene definito dall'Accordo, come uno stato che si accompagna a
malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali e che consegue
dal fatto che le persone non si sentono in grado di superare i gap
rispetto alle richieste o alle attese nei loro confronti. L'individuo è
capace di reagire alle pressioni a cui è sottoposto nel breve termine,
ma, di fronte ad un'esposizione prolungata a forti pressioni, avverte
grosse difficoltà di reazione. Inoltre, la risposta individuale è
estremamente variabile: persone diverse possono reagire in modo diverso
a situazioni simili ed una stessa persona può, in momenti diversi della
propria vita, reagire in maniera diversa a contesti simili. Anche se lo
stress non è una malattia, un'esposizione prolungata allo stress può
ridurre l'efficienza sul lavoro e causare problemi di salute. Lo
stress può potenzialmente interessare tutti i posti di lavoro e
qualunque lavoratore, indipendentemente dalla dimensione dell'azienda,
dal campo di attività, o dalla tipologia del contratto o del rapporto
di occupazione. Il
primo passo per affrontare un problema particolarmente complesso ed a
rischio a volte di astrazione come quello dello stress, è saperlo
riconoscere e, cioè, identificare un problema di stress-lavoro, il che
comporta un'analisi di fattori tra i quali:
- - l'organizzazione
del lavoro e i processi (disposizioni di orario di lavoro, grado di
autonomia, abilità e requisiti professionali dei lavoratori, carico di
lavoro, ecc.),
- - condizioni di lavoro ed ambiente (esposizione a comportamenti negativi, rumore, calore, sostanze pericolose, ecc.),
- - comunicazione (incertezza circa che cos'è previsto sul lavoro, prospettive di carriera, cambiamenti, ecc.)
- - fattori soggettivi (pressioni emotive e sociali, incapacità di fare fronte alle richieste,..)
Tutti questi fattori mescolandosi variamente possono contribuire a creare una condizione di stress.
Una
volta individuato il problema, si devono specificare le misure di
prevenzione e di protezione che possono essere collettive, individuali
o entrambe. La
responsabilità di stabilire le misure adeguate da adottare spetta al
datore di lavoro. Queste misure saranno attuate con la partecipazione e
la collaborazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.
La valutazione del rischio riguardante lo stress
richiede l'adozione degli stessi principi e processi basilari di altri
pericoli presenti sul luogo di lavoro: identificare le fonti di stress,
decidere quali azioni è necessario intraprendere, comunicare i
risultati della valutazione e revisionarli a intervalli appropriati.
In
conclusione, affrontare lo stress sul lavoro (valutarlo come rischio e,
conseguentemente adottare tutte le misure preventive e protettive
necessarie) può condurre ad un miglioramento della salute e sicurezza,
a benefici sociali ed economici conseguenti per le aziende, i
lavoratori e la società, nell'insieme. In collaborazione con Fondirigenti, al via il progetto “Sviluppo imprese in sicurezza”.
Rivolto ai manager e agli imprenditori delle aziende associate, si
articolerà in un ciclo innovativo di incontri seminariali sulla cultura
della prevenzione lungo tutto il territorio nazionale. L’INAIL
investirà nel progetto 500mila euro Sinergia tra INAIL, Fondirigenti e Confindustria per
la promozione della cultura della prevenzione sui luoghi di lavoro. Si
chiama Progetto Sis - acronimo di Sviluppo imprese in sicurezza - il
ciclo di appuntamenti seminariali di alta finalità informativa e
formativa rivolto agli imprenditori e ai manager delle aziende
dell’associazione, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni. L’INAIL
- oltre a mettere a disposizione il proprio know-how e l’alto livello
qualitativo delle sue professionalità interne - investirà nel progetto
finanziamenti per 500mila euro, pari alla metà della spesa complessiva. Al
centro degli incontri i temi della salute e della sicurezza, intesi
nella loro primaria accezione di “elementi di valore” sul fronte delle
relazioni e dei comportamenti: un approccio “etico” alla materia,
dunque - prima ancora che giuridico - ispirato al principio della
responsabilità sociale come fattore primario di rispetto dell’individuo
e di qualità del lavoro. Organizzati sul territorio nazionale in
coordinamento con le associazioni del sistema Confindustria, i venti
incontri avranno inizio a partire dal prossimo mese di aprile. A
coronamento dell’iniziativa anche la realizzazione di un portale
informativo all’interno del sito dell’INAIL - con approfondimenti e
documentazione appositamente realizzati - e un convegno finale, di
carattere nazionale, previsto per il novembre 2010. Missione
di Progetto Sis sarà, così, la promozione sui luoghi di lavoro di un
nuovo approccio culturale, conoscitivo e operativo sul tema della
prevenzione, che comprenda la lotta agli infortuni in una prospettiva
coerente e innovativa. Concreta abitudine quotidiana di vita - e non
retorico imperativo etico - la sicurezza in azienda verrà illustrata
nella totalità dei suoi aspetti “virtuosi”: dal suo essere fattore di
impulso organizzativo e di investimento produttivo alle sue
potenzialità e vantaggi anche da un punto di vista competitivo,
strategico e di mercato. Fonte:Sito INAIL 12/03/2009
Il rischio stress lavoro-correlato
è stato prorogato al 16 Maggio 2009
e per questo motivo, va preso atto che vanno fatte delle considerazioni di
carattere generale, sotto una profilo del tutto giuridico.
L’art. 28, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008 dispone espressamente che la
valutazione del rischio stress lavoro-correlato deve essere svolta
“secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre
2004(…)”.
In Italia, tale accordo comunitario è stato recepito dall’Accordo
interconfederale 9 giugno 2008 e ad esso si deve
fare riferimento per le indicazioni metodologiche per valutare il rischio
stress nei luoghi di lavoro.
Un’altra puntualizzazione riguarda la concezione stessa di stress da
lavoro-correlato.
L’art. 3 dell’Accordo interconfederale lo definisce,
infatti, come “una condizione, accompagnata da sofferenze o disfunzioni
fisiche, psichiche, psicologiche o sociali, che scaturisce dalla sensazione
individuale di non essere in grado di rispondere alle richieste o di non essere
all’altezza delle aspettative”(…) “non è una malattia,
ma una situazione prolungata di tensione che può ridurre l’efficienza sul
lavoro e può determinare un cattivo stato di salute”, quindi, non sono
comprese nello stress da lavoro-correlato le violenze, le molestie, lo stress
post-traumatico e lo stress condizionato da determinati fattori sociali e
familiari.
Va inoltre precisato che, per effettuare il rischio stress da lavoro-correlato,
nel rispetto dell’ art. 28, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008,
si deve fare riferimento a “gruppi di lavoratori” esposti allo
stress da lavoro-correlato, a causa delle caratteristiche delle attività svolte
e, una volta trovata la presenza di stress da lavoro-correlato, si dovranno
determinare quindi i fattori stressanti e, le pertinenti misure di prevenzione
e protezione, i medici competenti, nell’ambito della sorveglianza
sanitaria, nell’ipotesi di visite ad un gruppo omogeneo di lavoratori,
dovranno poi tenere conto di eventuali sintomatologie da stress a livello
individuale.
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DEI RISCHI NEI CANTIERI EDILI
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emettere e/o tenere in cantiere ai sensi del nuovo Testo Unico. (Notifica
preliminare,Nomina del Medico Competente, Verbale di formazione e
informazione,ecc...) - Stampa integrata nel documento del Diagramma di GANTT
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La Direzione
Generale per l'Attività Ispettiva del Ministero
del Lavoro e della Previdenza Sociale, rispondendo, in data 16 novembre 2007,
ad un interpello dell'EPACA in merito all'individuazione del datore di lavoro
obbligato alla denuncia infortuni all’autorità di Pubblica Sicurezza per
lavoratori agricoli a tempo determinato e autonomo, si è così
espressa:"....Ciò considerato si ritiene che l’art. 25 del D.Lgs. n.
38/2000 abbia inteso estendere ai datori di lavoro agricolo, per gli operai a
tempo determinato e, al titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato,
per i lavoratori agricoli autonomi, le medesime modalità operative per la
denuncia già applicabili con la L. n. 54/1982 ai datori di lavoro agricolo per
i lavoratori a tempo indeterminato.
Pertanto sussiste l’obbligo di denuncia all’Autorità di Pubblica
Sicurezza, in caso di infortunio che abbia per conseguenza la morte o
l’inabilità al lavoro per più di tre giorni, in capo ai datori di lavoro
agricolo anche per i lavoratori a tempo determinato e al titolare del nucleo di
appartenenza dell’infortunato, per i lavoratori agricoli autonomi.
Diversamente infatti, eventi infortunistici della medesima gravità
risulterebbero ingiustificatamente soggetti ad obblighi differenti solo, ad
esempio, in ragione della natura a termine o meno del rapporto di lavoro.Una
tale chiave d’interpretazione della normativa in esame appare altresì
aderente a quanto tendenzialmente formulato dalla UE nella Raccomandazione
2003/134/Ce del 18 febbraio 2003, concernente il “miglioramento della
protezione della salute e della sicurezza sul lavoro dei lavoratori
autonomi”, ove al punto 8) del testo si fa specifico richiamo ai
“settori ad alto rischio” tra i quali viene incluso quello
agricolo, comprendente un elevato numero di lavoratori autonomi.Con un secondo
quesito l’interpellante chiede ulteriori chiarimenti in merito
all’identificazione del datore di lavoro obbligato ai sensi del combinato
disposto degli artt. 239 D.P.R. n. 1124/1965 e 25 del D.Lgs. n. 38/2000, in
particolare in caso di infortunio verificatosi a carico del titolare del
nucleo, facente parte di un’impresa costituita in forma societaria.
In proposito si conferma per analogia la lettura già fornita da questo
Ministero con lettera circolare n. VII/2/276/B/13 del 23 aprile 1998
relativamente all’obbligo del titolare di azienda artigiana di denunciare
all’autorità di Pubblica Sicurezza l’infortunio occorso.
Tale obbligo grava sul datore di lavoro, ovvero sulla società, non rilevando
che l’infortunio sia occorso ai soci contitolari della stessa. Solo nel
caso di lavoratore agricolo autonomo, ove questi si trovi
nell’impossibilità di provvedere alla prescritta denuncia di infortunio,
interviene in funzione sostitutiva l’obbligo di darne notizia gravante
sul sanitario che per primo ne abbia constatato le conseguenze, come peraltro
precisato dall’art. 3 comma 6 della delibera INAIL n. 239/2001.Con un
terzo quesito l’interpellante chiede se le sanzioni per omessa o
ritardata denuncia di infortunio all’autorità di Pubblica Sicurezza
vengano meno nel caso in cui lo stesso sia successivamente ritenuto
dall’INAIL non indennizzabile. Secondo l’EPACA il dubbio sorgerebbe
in quanto la delibera
INAIL n. 239/2001 prevede l’obbligo, conformemente al
dettato dell’art. 53 D.P.R. n. 1124/1965, “indipendentemente da
ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per
l’indennizzabilità”, mentre per la comunicazione all’autorità
di Pubblica Sicurezza non esplicita la medesima precisazione.In proposito
merita sottolineare che la disciplina della modalità di denuncia dell’infortunio
contenuta nella delibera INAIL riprende puntualmente il contenuto degli
obblighi di cui all’art. 238 e 239 del D.P.R. n. 1124/1965.
Solo nel primo caso è parsa al legislatore necessaria la precisazione relativa
alla indennizzabilità dell’infortunio, introdotta in ragione della
specifica competenza del soggetto destinatario della comunicazione stessa, che
decide appunto in merito alla titolarità dell’indennizzo. Nessuna
conseguenza sul piano sanzionatorio può pertanto discendere dalla mancanza di
precisazioni relative all’indennizzabilità con riguardo all’obbligo
di denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza. Tale obbligo sussiste e
le relative violazioni sono sanzionate a prescindere dal successivo
riconoscimento dell’indennizzabilità, trattandosi evidentemente di
comunicazione avente fine del tutto diverso da quella inviata
all’INAIL.".
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Aggiornato al D. Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 “Codice dei Contratti Pubblici”,
Sicurnet Capitola Enterprise, dedicato alle Grandi Aziende e agli Studi di
Consulenza, è il compositore rapido per la redazione dei Capitolati
Speciali d’Appalto .
E’ possibile redigere Capitolati Speciali per diversi settori di
lavorazioni: Edilizia, Strutture, Impianti, Consolidamenti, Opere a Verde,
Opere Stradali. Per ogni fase lavorativa, il software propone un archivio di
schede tecniche per: le specifiche della singola lavorazione, la qualità del
materiale, le norme e le misurazioni, le prove e le verifiche.
Legge n. 163 del 12 Aprile 2006
- L’archiviazione dei lavori con i relativi documenti composti
- Modalità Wizard, per la composizione veloce di un Capitolato Speciale
dall’inserimento dei dati generali alla scelta delle schede tecniche
- Disponibilità di un archivio di schede tecniche (Fasi Lavorative, Qualità dei
materiale, Norme e misurazioni, Prove e verifiche) già a corredo del programma,
da arricchire e personalizzare
- Stampe in formato .doc per garantire una completa interoperabilità con l'
editor di testo: MS-Word per consentire una facile personalizzazione del
documento finale.
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September 27
Elenco nazionale dei Medici competenti
 Con
l’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, i
medici abilitati a svolgere la funzione di medico competente, sulla
base dei titoli e requisiti previsti dall'art. 38, sono tenuti a
trasmettere entro sei mesi, dal 15 maggio 2008, al Ministero del
Lavoro, Salute e Politiche Sociali, un'autocertificazione al fine di
essere inclusi nell'elenco nazionale. L'autocertificazione può
essere resa utilizzando un modello da sottoscrivere e inviare per
lettera raccomandata con ricevuta di ritorno al seguente indirizzo: * Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Diparimento della Prevenzione e della Comunicazione Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria - Ufficio II Via Giorgio Ribotta, 5 00144 - Roma In
caso di mancata ricezione della ricevuta di ritorno, per avere conferma
dell’avvenuto inserimento nell’elenco, gli interessati potranno
contattare il dott. Renato Pesce al numero telefonico 06.59943821. c.c. - Redazione Ministerosalute.it Scarica Modulo
Un SGSL
è un sistema organizzativo aziendale finalizzato a garantire il
raggiungimento degli obiettivi di salute e sicurezza ottimizzando il
rapporto costi/benefici.
Un SGSL
è un software? NO è un testo normativo? NO è un obbligo di legge? NO
Ed allora perché adoperarsi per attuare all'interno della propria azienda un SGSL?
Scarica Presentazione Power Point Scopri di più
.png) Sono
state pubblicate le prime indicazioni applicative per la corretta
applicazione dei Capi I, II e III del Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008
riguardante la prevenzione e la protezione dai rischi di esposizione ad
agenti fisici nei luoghi di lavoro, realizzate dal Coordinamento
Tecnico delle Regioni in collaborazione con l'ISPESL. Sostitiuscono le
precedenti Linee guida operative per l'applicazione dei D.Lgs. 187/2005
e 195/2006. Scarica Linee Guide
Una
collaborazione tecnico scientifica per prevenire gli infortuni sul
lavoro e le malattie professionali nel campo delle costruzioni
promuovendo "la cultura della prevenzione" PERUGIA
- L'Inail Umbria, il CPT di Perugia ed il CPT di Terni (i due Comitati
Paritetici Territoriali per l'edilizia provinciali) hanno siglato
stamani a Perugia un protocollo d'intesa con l'obiettivo di dar vita ad
una collaborazione tecnica, scientifica ed operativa a sostegno di una
comune attività di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e le
malattie professionali nel settore delle costruzioni, avuto particolare
riguardo a quello dei cantieri mobili.
Le parti si impegnano a porre in essere azioni concrete per la
realizzazione dell'obiettivo primario della attività di studio e
ricerca nel campo della sicurezza ed igiene sul lavoro, anche al fine
di diffondere, promuovere e migliorare la "cultura della prevenzione"
attraverso efficaci e coerenti forme di informazione, formazione,
assistenza e consulenza nei confronti degli addetti delle imprese
operanti in edilizia nell'intero territorio regionale.
Per dare attuazione a quanto stabilito nel protocollo, INAIL Umbria e i
due CPT provinciali hanno costituito un Tavolo tecnico di lavoro al
quale parteciperanno mediante propri rappresentanti esperti sulla
materie di volta in volta declinate. Il Direttore Regionale Vicario Inail Umbria Tullio Gualtieri ha
tenuto a sottolineare che il protocollo d'intesa siglato rappresenta
una ulteriore azione d'impulso attraverso la quale l'Inail intende
realizzare - da protagonista insieme agli Enti Bilaterali - la politica
della prevenzione sul territorio con progetti di formazione destinati
ad un settore - l'edilizia - nel quale il fenomeno infortunistico
assume una particolare rilevanza. Il Presidente del CPT di Perugia Vincenzo Monicchi
ha espresso piena soddisfazione per la fattiva collaborazione ormai da
anni sperimentata con la Direzione Regionale Inail ed ha auspicato che
il lavoro del Tavolo tecnico possa produrre progetti in grado di dare
un aiuto concreto alla lotta contro gli infortuni nei luoghi di lavoro.
Fonte Inail
Le
statistiche non dicono tutto, ma sono una componente fondamentale di
qualsiasi analisi della situazione della sicurezza e salute sul lavoro.
Possono rivelare, ad esempio, le seguenti terribili verità:
* ogni tre minuti e mezzo qualcuno nell’Unione europea muore a causa del lavoro *
ogni anno 142 400 persone nell’Unione europea muoiono a causa di
malattie professionali e 8 900 a causa di infortuni sul lavoro *
fino a un terzo delle 150 000 morti sul lavoro registrate ogni anno
possono essere attribuite a sostanze pericolose presenti negli ambienti
di lavoro nell’Unione europea; di queste, 21 000 sono riconducibili
all’amianto.
L’Autorità europea per la sicurezza e la
salute sul lavoro raccoglie statistiche sulla SSL (sicurezza e salute
sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto il mondo.
Le
relazioni statistiche dell’Agenzia investono ambiti come gli infortuni
sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali. Le
relazioni prodotte dall’Osservatorio europeo dei rischi dell’Agenzia
analizzano fonti di dati a livello nazionale ed europeo e descrivono le
implicazioni di queste cifre per la sicurezza e la salute sul lavoro .
L’Agenzia opera in stretta collaborazione con la Fondazione europea per
il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con Eurostat,
l’Ufficio statistico dell’UE, allo scopo di tracciare un quadro chiaro
della sicurezza e della salute sul lavoro nell’UE.
* Statistiche europee in materia di SSL * European OSH Surveys
Tendenze europee in materia di occupazione La
strategia e la pratica in materia di SSL (sicurezza e salute sul
lavoro) devono adeguarsi. Gli ambienti di lavoro sono in continua
evoluzione, per via dell’introduzione di nuove tecnologie, dei
cambiamenti dell’organizzazione del lavoro e delle trasformazioni delle
condizioni economiche, sociali e demografiche.
La forza lavoro in Europa:
* sta invecchiando * è sempre più costituita da donne * fa affidamento su una percentuale crescente di lavoratori migranti, sia legali sia clandestini * è impiegata più di frequente per lavori temporanei e a tempo parziale * fa un uso crescente di nuove tecnologie.
Statistiche chiave sulla SSL L’Agenzia
raccoglie e pubblica statistiche relative ai principali argomenti in
materia di salute e sicurezza e relative alla gran parte dei settori
pericolosi. Ecco alcuni dei più significativi:
Agricoltura La
percentuale di incidenti mortali negli Stati membri dell’UE a 15 è di
12,6 ogni 100 000 lavoratori; per quanto riguarda, invece, gli
infortuni che determinano un’assenza dal lavoro superiore ai tre giorni
la cifra supera i 6 000 casi ogni 100 000 lavoratori. Si tratta di
alcune delle più alte percentuali relative a tutti i settori economici.
Negli Stati membri dell’UE a 15 solo il 4% della popolazione attiva è
impiegato nell’agricoltura, mentre nei nuovi Stati membri la
percentuale raggiunge il 13,4%.
Edilizia Circa
1 300 lavoratori muoiono ogni anno: ciò equivale a 13 lavoratori ogni
100 000, più del doppio rispetto alla media degli altri settori.
Istruzione Circa
il 15% dei lavoratori del settore dell’istruzione in Europa, dagli
insegnanti ai cuochi al personale amministrativo, è vittima di violenze
fisiche o verbali sul lavoro.
Sanità La percentuale di infortuni nel settore sanitario è più alta del 34% rispetto alla media europea.
DMS (disturbi muscoloscheletrici) Il
60-90% delle persone soffre almeno una volta nella vita di disturbi
dorsolombari; il 15-42% delle persone ne soffre periodicamente.
Rumore Un
terzo circa dei lavoratori europei (più di 60 milioni) è esposto a
elevati livelli di rumore per oltre un quarto dell’orario di lavoro.
Piccole e medie imprese Nell’Unione
europea operano 19 milioni di piccole e medie imprese (PMI), che danno
lavoro a quasi 75 milioni di persone. Nelle PMI si registra tuttavia
una percentuale sproporzionata (82%) di infortuni sul lavoro, che
raggiunge addirittura il 90% circa nel caso degli infortuni mortali.
Stress Più di un lavoratore su quattro nell’UE soffre di stress legato all’attività lavorativa.
Giovani In
Europa, i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno almeno il
50% di probabilità in più di rimanere vittima di un infortunio sul
lavoro rispetto ai lavoratori con più esperienza.
Secondo i dati pubblicati dall'Eurostat(1), ogni anno 5.700
persone muoiono nell'UE a causa di incidenti sul lavoro. Inoltre,
l'Organizzazione Internazionale del Lavoro stima(2) che altri 159.500
lavoratori nei paesi Unione europea perdano la vita a causa di malattie
professionali. Se si considerano entrambi i dati, si stima che ogni tre
minuti e mezzo nell'UE ci sia un decesso per cause legate all'attività
lavorativa. La maggioranza di questi incidenti e malattie può essere
prevenuta e il primo passo in tal senso è una valutazione dei rischi.
Questo è il messaggio di "Ambienti di lavoro sani e sicuri. Un bene per
te. Un bene per l'azienda", la campagna informativa europea sulla
valutazione dei rischi, inaugurata dall'Agenzia europea per la salute e
la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA).
La campagna è dedicata in particolare su settori ad alto rischio quali
l'edilizia, la sanità e l'agricoltura, e sulle esigenze delle piccole e
medie imprese. L'iniziativa si estende lungo un arco due anni
(2008-09). 13/06/2008 Ai sensi della legislazione UE(3),
tutti i datori di lavoro dell'Unione hanno l'obbligo di svolgere una
valutazione dei rischi. La valutazione dei rischi segnala ai datori di
lavoro gli ambiti d'intervento necessari per migliorare la sicurezza e
la salute nell'ambiente di lavoro.
"Nessun infortunio sul lavoro o malattia professionale è un male inevitabile", afferma Vladimír Špidla, Commissario per Occupazione, affari sociali e pari opportunità. "Anche
se non portano alla morte, le loro conseguenze sono intollerabili per
le persone colpite e per l'economia intera. Ogni anno, milioni di
lavoratori nell'UE sono vittime di incidenti che li costringono a
restare a casa per almeno tre giorni lavorativi, e ciò rappresenta un
costo enorme per l'economia. La valutazione dei rischi è la soluzione
per ridurre questi numeri. Ma solo il primo passo, cui deve seguire
l'atto pratico."
La
campagna per gli ambienti di lavoro sicuri sottolinea la necessità
della valutazione dei rischi, in sintonia con la strategia comunitaria
per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro (2007-2012), che mira
a ridurre gli infortuni sul lavoro in tutta l'UE del 25 per cento in
questo quinquennio.
Secondo le parole del direttore dell'EU-OSHA Jukka Takala, "con
la campagna per gli ambienti di lavoro sicuri vogliamo incoraggiare le
imprese a condurre una valutazione dei rischi puntuale, con il
coinvolgimento di tutti i lavoratori. E' nostra intenzione promuovere
una buona prassi adattabile anche ad altre realtà professionali. Il
direttore dell'Agenzia ha ribadito i messaggi chiave della campagna:
"Innanzi tutto, la valutazione del rischio non è necessariamente una
procedura complessa, farraginosa o da delegare agli esperti. Tale
opinione, sebbene errata, è particolarmente diffusa tra le PMI.
Esistono moltissimi strumenti (ad esempio le liste di controllo) che
possono accompagnarvi in questo processo e l'EU-OSHA propone un
approccio semplice in cinque fasi. In secondo luogo, una buona
valutazione dei rischi porta anche alcuni vantaggi all'azienda, poiché
un ambiente di lavoro più sano e sicuro contribuisce a ridurre
l'assenteismo e i costi assicurativi, oltre ad incrementare la
motivazione dei collaboratori e la produttività."
"In ultima analisi, la valutazione dei rischi consente di alleggerire il carico del sistema sanitario", dichiara Romana Tomc,
Segretario di Stato sloveno per Occupazione, famiglia e affari sociali.
La Presidenza di turno attuale e prossima dell'UE e le parti sociali
europee sono tutte fortemente a sostegno della campagna, appoggiata
anche dai Focal point nazionali - solitamente le autorità sanitarie e
per la sicurezza sul lavoro - di tutti e 27 gli Stati membri. "Questo dimostra che la sicurezza e la salute sul lavoro sono un tema cruciale per il modello sociale europeo."
Scarica Pubblicazione
Sono di silicone, colorati e contrassegnati da messaggi che sollecitano
chi li porta a nuovi comportamenti in nome della prevenzione. Il
direttore della comunicazione dell' INAIL,
Marco Stancati, spiega l'originale strumento di sensibilizzazione
ideato con la collaborazione creativa di Fabrica di Benetton e
distribuito al Meeting di CL . L'idea: prendere un oggetto di
tendenza, legato esclusivamente ai codici "ludici" della moda, e
renderlo veicolo di un messaggio sociale forte. Ovvero: trasformare un
accessorio per sua natura simbolo di frivolezza in uno strumento di
consapevolezza e in una presa di coscienza. L'INAIL ha scelto la 29°
edizione del Meeting per l'amicizia fra i Popoli di Rimini - dal 24 al
30 agosto prossimi, presso Rimini Fiera - dove è presente col proprio
stand istituzionale (n. 18/23, padiglione D5), per avviare la
sperimentazione di un'originale modalità di comunicazione. Al
posto di "classici" affissioni e volantini, infatti, saranno dei
braccialetti di silicone colorati sui quali sono stati incisi messaggi
di forte impatto emotivo sull'importanza della prevenzione e della
sicurezza sul lavoro - "Attento papà!", "Attenta mamma!", "Attento
amore!", "La sicurezza è vita" e "Lavora sicuro" - a sollecitare una
nuova cultura dei comportamenti. I braccialetti verranno distribuiti
gratuitamente ai partecipanti con un apposito kit dal titolo esplicito:
"Sicurezza: una cultura da indossare". "Questi ‘ braccialetti della sicurezza'
vogliono parlare un linguaggio sussurrato: da un bambino ai genitori,
da un partner all'altro, tramite un messaggio quasi intimo che ricordi,
a chi lavora, che la sicurezza è anche un dovere verso se stessi e
verso gli altri, e che i nostri cari vogliono che venga rispettato
perché il futuro dipende da questo", dice Marco Stancati, Responsabile
delle comunicazioni dell'INAIL. "L'obiettivo è promuovere una cultura
della ‘Sicurezza da indossare', una sorta di pret-à-porter della
sicurezza, là dove il ‘bello e pronto' non è un prodotto commerciale,
ma un oggetto-testimonianza, di valore affettivo, che vuole indurre chi
lo indossa a metabolizzare i significati di cui si fa portatore". Come nasce questo progetto? "INAIL
insieme a Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione di
Benetton, ha cercato di individuare delle forme non convenzionali di
comunicazione, basate sul presupposto di fondo di promuovere, come
prima cosa, una partecipazione attiva degli stessi destinatari del
messaggio. Da qui l'idea dei braccialetti. Riceverne uno e indossarlo,
infatti, rappresenta a nostro giudizio, in modo forte, il concetto di
‘mettersi addosso la sicurezza'. Vogliamo fare, insomma, di sicurezza e
prevenzione un ‘abito mentale', un'autentica cultura dei comportamenti". Fino ad ora braccialetti come questi sono stati considerati solo accessori di tendenza... "Esatto.
Noi, invece, vogliamo dare loro un significato nuovo. Chi indossa uno
di questi braccialetti diventa veicolo attivo del messaggio che vi è
inciso sopra e, di fatto, è come se si facesse carico - anche
fisicamente - del problema. Oggi esiste indubbiamente un buon livello
di sensibilizzazione nei confronti delle tematiche legate alla
sicurezza sul lavoro: il passaggio faticoso che si tratta adesso di
realizzare è promuovere la consapevolezza del ruolo che ciascuno può
avere nella prevenzione. Ecco perché abbiamo scelto di incidere su tre
dei cinque braccialetti prodotti degli espliciti messaggi di tipo
affettivo, che risuonano come l'esortazione a stare attenti che un
figlio può rivolgere genitori o un partner all'altro". Perché la scelta di avviare la sperimentazione al Meeting di Rimini? "Il
Meeting è un evento che riunisce un pubblico trasversale, molto ampio e
di tutte le età, caratterizzato culturalmente da grande attenzione dei
confronti del sociale. Il nostro scopo è verificare che tipo di
attenzione verrà riservata a forme di comunicazione come questa.
Cercheremo di valutarne l'efficacia, studiando tutte le variabili in
atto: dall'effetto degli slogan fino alla predilezione nei confronti
dei diversi colori dei braccialetti. Vogliamo vedere, insomma, quali
saranno le reazioni dal vivo, A settembre, poi, riproporremo
l'esperimento in un contesto decisamente diverso quale quello della
Fiera del Levante di Bari. Se i risultati attesi verranno confermati,
la nostra intenzione è di inserire l'iniziativa in una più ampia
campagna di comunicazione sui comportamenti sicuri in collaborazione
col Ministero del Lavoro".
Alla data di rilevazione
ufficiale del 30 aprile 2008, il bilancio infortunistico dell’INAIL per
l’anno 2007 si presenta statisticamente più favorevole rispetto a
quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno,
sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali. L’INAIL
ha registrato, infatti, 912.615 denunce di infortuni avvenuti nel 2007:
circa 15.500 casi in meno rispetto all’anno precedente, pari ad una
flessione dell’1,7 per cento (superiore, dunque, al -1,3% che si era
registrato nel 2006). Il calo risulta più significativo alla luce del
fatto che nel 2007 il numero degli occupati (fonte ISTAT) è cresciuto
dell’1 per cento; in termini relativi, il miglioramento reale è,
dunque, del 2,7%.
Il calo infortunistico è risultato più
consistente in Agricoltura (-9,4%) e sostenuto anche nell’Industria e
Servizi (-1,2%), mentre per i Dipendenti dello Stato si è registrato un
aumento dell’1,5%, sulla scia degli incrementi già osservati negli anni
precedenti (si tratta, comunque, di poche centinaia di casi). In crescita gli infortuni in itinere, passati complessivamente dai circa 92.497 casi del 2006 ai 94.503 del 2007 (+2,2%). L’analisi
territoriale evidenzia come la riduzione degli infortuni ha riguardato
praticamente tutte le regioni italiane, ad esclusione della Sicilia
(+4,1%), del Lazio, della Calabria e della Provincia autonoma di
Bolzano (dove, peraltro, si realizzano incrementi inferiori al mezzo
punto percentuale). Per ripartizione geografica si distingue il Sud con
un calo del 3,3%, seguito dal Nord-Est (-2,2%) e dal Nord Ovest
(-1,6%). Più contenuto il calo al Centro (-1,1%), mentre in
controtendenza l’andamento delle Isole (+2,4%), derivante
esclusivamente dal sostenuto incremento della Sicilia. Oltre il 60%
degli infortuni è concentrato nel Nord industrializzato: nel Nord-Est,
in particolare, sono stati denunciati nel 2007 quasi 299mila casi, un
terzo del totale nazionale. La regione con l’indice di frequenza
infortunistica più elevato è l’Umbria, per la quale si è registrato un
indice maggiore di quasi il 47% rispetto alla media nazionale, comunque
in calo rispetto al triennio precedente. Seguono il Friuli Venezia
Giulia e l’Emilia Romagna. Bene le Marche, passate dal settimo al nono
posto. In fondo alla graduatoria troviamo sempre la Sicilia (-21%
rispetto alla media nazionale), la Campania (-30% rispetto alla media
nazionale) e soprattutto il Lazio (-33% rispetto alla media nazionale). Sono
le due principali forme di lavoro atipico, i lavoratori parasubordinati
e i lavoratori interinali, ad aver fatto registrare nel 2007 sensibili
incrementi in termini di infortuni (rispettivamente il +13,6% e il
+5,7% rispetto al 2006). La situazione è analoga per quanto riguarda
l’andamento degli infortuni mortali, anche se si tratta,
statisticamente parlando, di piccoli numeri e, per la maggior parte, di
infortuni avvenuti “in itinere”. La percentuale di donne che
subiscono infortuni sul lavoro si mantiene sostanzialmente stabile
anche per il 2007 (sui valori intorno al 27,5%). Alla diminuzione nel
2007 del fenomeno infortunistico hanno contribuito, in pratica, solo i
maschi (-2,5%). Per entrambi i sessi quasi l’80% degli infortuni
si concentra nelle fasce d’età centrali (18-34 e 35-49 anni) con una
decisa prevalenza nella classe 35-49 anni, soprattutto per le donne. I
lavoratori stranieri assicurati all’INAIL nel 2007 sono quasi tre
milioni, in crescita del 19,5% rispetto all’anno precedente.
L’incremento si riflette anche sugli infortuni sul lavoro in crescita
dell’8,7% rispetto all’anno precedente (140.579 denunce contro le
129.303 del 2006), in una progressione in controtendenza rispetto
all’andamento infortunistico generale. La percentuale di infortuni
attribuibili a lavoratori stranieri sul totale dei lavoratori ha ormai
superato il 15%. Nei confronti europei, sulla base dei tassi di
incidenza relativi agli infortuni in complesso forniti da Eurostat,
viene confermata, anche nel 2005 (ultimo anno reso disponibile) la
favorevole posizione dell’Italia rispetto alla media europea. Il nostro
Paese presenta, infatti, un indice pari a 2.900 infortuni per 100.000
occupati, al di sotto sia del valore riscontrato per Euro-Area (3.545),
sia per quello della U.E. dei 15 (3.098); la graduatoria risultante
dalle statistiche armonizzate, colloca l’Italia ben al di sotto quindi
di Paesi assimilabili al nostro come Spagna, Francia e Germania.
MORTI BIANCHE
I
casi mortali denunciati all’INAIL per il 2007, alla data del 30 aprile
2008, sono stati 1.170, ovvero 171 in meno rispetto ai 1.341 dell’anno
precedente. Questa flessione sostenuta, pari al -12,8%, si registra sia
in Agricoltura (-21%) che nell’Industria e Servizi (-12%), mentre c’è
da rilevare un aumento di 2 casi (da 12 a 14) per i Dipendenti Statali.
Il dato è, però, ancora provvisorio. Sulla base delle stime
previsionali effettuate e dell'andamento delle denunce pervenute negli
ultimi mesi, infatti, il numero definitivo degli infortuni mortali
dovrebbe attestarsi intorno ai 1.210 casi.
Poco più del 50 per
cento delle morti bianche sono state causate dalla circolazione
stradale, comprese quelle occorse nell’esercizio di un’attività
lavorativa e quelle “in itinere”. Gli infortuni mortali avvenuti
in occasione di lavoro, fanno registrare una diminuzione del 18,1%
rispetto all’anno precedente e del 30,1% nel periodo 2001-2007. Gli infortuni mortali in itinere sono invece aumentati dell’8% rispetto al 2006 (da 274 a 296 casi). I settori più rischiosi sono quelli dell’Industria pesante, delle Costruzioni e dei Trasporti. I
dati forniti da Eurostat relativi al 2005 indicano per i casi mortali
che l'Italia, con un indice nazionale di 2,6 decessi per 100.000
occupati, si colloca al di sopra del dato rilevato per i 15 Stati
membri (2,3), ma praticamente in linea con quello registrato
nell’Euro-Area (2,5), che comprende Paesi più omogenei al nostro sia
dal punto di vista dei sistemi assicurativi, sia di quello della
omogeneità e completezza dei dati.
MALATTIE PROFESSIONALI
Il
2007 si impone come punto di rottura rispetto agli anni precedenti per
quanto riguarda l’andamento delle malattie professionali. Nell’ultimo
anno l’INAIL ha infatti acquisito 28.497 denunce, quasi 2000 casi in
più rispetto al 2006 (+ 7%). Un aumento notevole e improvviso, ma in
qualche modo anche comprensibile. Negli ultimi anni da più parti è
stata segnalata, infatti, una possibile sottostima del fenomeno
tecnopatico e si è invocato un maggiore intervento delle istituzioni,
sia in tema di prevenzione che di estensione della tutela assicurativa.
L’INAIL, dal canto suo, si è impegnata in una campagna di informazione
sul fenomeno rivolta in particolare ai medici di famiglia. Pertanto
l’aumento delle denunce può essere ricondotto anche a una maggiore
sensibilizzazione e presa di coscienza da parte di tutte le figure
professionali interessate (lavoratori, datori di lavoro e chi presta
loro la prima consulenza professionale, medici di famiglia e
organizzazioni sindacali).
Le denunce di malattie
professionali per l’Industria e Servizi registrano un aumento del 6,4%
rispetto all’anno precedente (1.600 casi in più). Anche in Agricoltura
si assiste a una recrudescenza del fenomeno, col 14% in più di denunce
registrate rispetto al 2006. Ancor più alto l’aumento, in termini
percentuali, tra i Dipendenti dello Stato: dai 319 casi del 2006 si è
passati a 391 casi nel 2007 (+22,6%), 162 denunce in più rispetto alle
229 del 2003 (+70,7%). Le malattie non tabellate, per le quali
occorre provare l’origine professionale, rappresentano la componente
preponderante del fenomeno tecnopatico. Nel 2003 erano il 75%, nel 2007
l’84% (al netto degli indeterminati). Al primo posto si confermano
ipoacusia e sordità, la cui incidenza è però diminuita nel corso degli
anni. In aumento nell’ultimo quinquennio patologie che hanno visto
raddoppiare se non triplicare il numero dei casi denunciati: tendiniti,
affezioni dei dischi intervertebrali, artrosi e sindrome del tunnel
carpale. PRIME PROIEZIONI 2008
Dalle prime elaborazioni
effettuate sui dati degli infortuni avvenuti nel primo quadrimestre
2008, emergono segnali non entusiasmanti. Trattandosi di dati non
consolidati, però, qualsiasi tipo di previsione è prematura.
Allo
stato attuale, per quanto riguarda l’anno 2008, sono disponibili i dati
grezzi relativi agli infortuni avvenuti nei primi quattro mesi
dell’anno e le cui segnalazioni sono state acquisite alla data del 30
maggio 2008. Tali dati sono stati sottoposti all’applicazione del
modello statistico-previsionale e i risultati sono stati messi a
confronto con quelli, consolidati, relativi all’analogo periodo 2007.
Le
prime stime sul consolidamento dei dati mensili indicano un calo
complessivo degli infortuni nel primo quadrimestre 2008 che è
valutabile, ad oggi, nell’ordine dell’1%- 1,2% rispetto allo stesso
periodo dell’anno precedente, in misura cioè più ridotta rispetto alla
variazione annua 2007. Il calo sarebbe determinato principalmente da
una diminuzione accentuata del fenomeno nell’Agricoltura che, sempre
stando alle stime, dovrebbe subire un calo compreso tra il 3% e il 5%.
Mentre la flessione dell’Industria e Servizi dovrebbe oscillare intorno
al punto percentuale; per i dipendenti dello Stato, invece, prosegue la
tendenza alla crescita in atto ormai da alcuni anni. Molto consistente
il calo temporaneamente registrato per il settore delle Costruzioni.
La
modesta flessione che si prospetta per il 2008, se confermata anche nei
successivi restanti mesi dell’anno, non si può certo ritenere
soddisfacente, sia perché segnerebbe un passo indietro rispetto
all’anno precedente, sia perché proprio il 2008 rappresenta l’anno di
inizio della serie quinquennale che dovrà essere posta sotto
osservazione per il perseguimento degli indirizzi strategici stabiliti
dalla Comunità Europea. La Direttiva Comunitaria n. 62 del 21 febbraio
2007 prevede, infatti, per i Paesi U.E. una riduzione degli infortuni
sul lavoro del 25% nel periodo 2007-2012.
 Infortuni sul lavoro
· Infortuni sul lavoro denunciati: 912.615 (-1,7% rispetto al 2006)
·
Ripartizione degli infortuni per gestione: 826.312 nell’Industria e
Servizi (90,5%); 57.155 nell’Agricoltura (6,3%); 29.148 fra i
dipendenti dello Stato (3,2%)
· Infortuni ai lavoratori atipici: parasubordinati +5,7% e interinali +13,6% rispetto al 2006
· Oltre il 60% degli infortuni sono concentrati nel Nord industrializzato
· L’Umbria si conferma al primo posto per indice di frequenza infortunistica
· Infortuni nel periodo 2001-2007: -10,8%
· Infortuni occorsi a lavoratori stranieri: 140mila (+8,7% rispetto al 2006)
·
I lavoratori stranieri hanno un’incidenza infortunistica più elevata
rispetto a quella degli italiani (47 infortuni denunciati ogni 1.000
occupati contro 41)
Morti bianche
· Casi mortali nel 2007 (dato provvisorio, denunce pervenute al 30 aprile 2008): 1.170 (-12,8% rispetto al 2006)
· Casi mortali nel 2007 (stima dato consolidato): 1.210 (-9,8% rispetto al 2006)
·
Ripartizione dei casi mortali per gestione (dati provvisori): 98
nell’Agricoltura; 1.058 nell’Industria e Servizi; 14 fra i dipendenti
dello Stato
· Casi mortali in itinere sul totale di 1.170 morti bianche: 296 (+8% rispetto al 2006)
· Più del 50% delle morti bianche sono state causate dalla circolazione stradale
· Casi mortali nel periodo 2001-2007: -24,3% (sul dato provvisorio 2007 di 1.170 morti bianche)
· Infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro nel periodo 2001-2007: -30,1% (sul dato provvisorio 2007)
· Infortuni mortali in itinere nel 2007 circa 300, in calo del 14% nell’ultimo quinquennio
· I settori più rischiosi sono quelli dell’Industria pesante, delle Costruzioni e dei Trasporti
· Casi mortali 2005 confronto U.E.: Italia in linea con Euro-Area
Fonte INAIL
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(Dispositivi di Protezione Individuale). Sono indispensabili per la redazione del DVR (Documento di Valutazione del Rischio ai sensi dell’art. 18 28 29 del D. Lgs. 81/2008) e dei Piani di Sicurezza (POS, PSC, PSS ai sensi del D. lgs. 81 2008). Il volume "Schede di Sicurezza - Settore Luoghi di Lavoro" Versione v4.0 contiene : Elenco principali settori e fasi di lavoro 1. BAR E RISTORAZIONE 2. BONIFICA AMIANTO 3. CARPENTERIA METALLICA 4. CASEIFICI 5. CASE DI CURA E DI RIPOSO 6. DISCARICHE 7. DISTRIBUTORI CARBURANTE 8. ELETTRICISTI 9. EMITTENZA RADIOTELEVISIVA 10. ESTETISTA 11. FALEGNAMERIA 12. FRANTOI OLEARI 13. IDRAULICI 14. IMPRESA PULIZIE 15. LABORATORI ORAFI 16. LABORATORI FOTOGRAFICI 17. LABORATORI MEDICI 18. LAVANDERIA 19. LAVORI AGRICOLI 20. LAVORAZIONE GOMMA 21. LAVORAZIONE LAPIDEI 22. LAVORAZIONE METALLI ED OPERAZIONI GALVANICHE 23. LAVORAZIONI TESSILI 24. LAVORAZIONE VETRO 25. MAGAZZINI E DEPOSITI 26. MANUTENZIONE VARIA 27. MATTATOIO 28. MANUTENZIONE STRADE E SEGNALETICA 29. NEGOZIO DI ABBIGLIAMENTO 30. OPERAZIONI DI SALDATURA 31. OPERE DI FABBRO 32. OSPEDALI - Generale 33. PANIFICI, PIZZERIE E PASTICCERIE, PASTIFICI 34. PARRUCCHIERI 35. PRESIDI OSPEDALIERI 36. PRODUZIONE CARTA E CARTONI 37. RACCOLTA RIFIUTI 38. SALE GIOCHI 39. SCUOLE 40. SERRAMENTISTI 41. SETTORE OSPEDALIERO- REPARTO MATERNITA’ 42. SETTORE OSPEDALIERO- LABORATORIO ANALISI CLINICHE 43. SETTORE OSPEDALIERO- LABORATORIO FISIOTERAPICI 44. SETTORE METALMECCANICO 45. STABILIMENTI BALNEARI 46. SUPERMERCATI 47. TINTORIE 48. TIPOGRAFIE 49. UFFICI Elenco principali attrezzature 1. (elenco troppo vasto – Scarica allegato in .pdf) Elenco principali sostanze 1. Acetone 2. Acidi 3. Acido cloridrico 4. Acido nitrico 5. Acqua ragia 6. Additivi per malte cementizie 7. Adesivo epossidico 8. Adesivo in resina poliestere 9. Alcool etilico denaturato 10. Amianto 11. Ammoniaca 12. Antiparassitari 13. Carburanti 14. Catrame 15. Cemento 16. Cloruro di calcio 17. Collanti per legno 18. Decoloranti per capelli 19. Detergenti e Detersivi 20. Disarmanti 21. Disinfettanti 22. Disinfettanti a base di ipoclorito di sodio 23. Farmaci antiblastici 24. Fertilizzanti 25. Formaldeide 26. Formiato di calcio 27. Fumi di saldatura 28. Glutaraldeide 29. Incapsulante per amianto 30. Intonaci 31. Leganti per vernici 32. Liquido per permanente 33. Materiali espolsivi di prima categoria 34. Olio di paraffina 35. Percloroetilene-trielina 36. Pitture mano di finitura e di fondo 37. Polveri di legno 38. Shampoo per capelli 39. Sigillanti 40. Silice libera cristallina 41. Solventi 42. Sostanze sgrassanti 43. Tinture per capelli 44. Toner 45. Vernici
 Nuovi codici CPV (Vocabolario comune per gli appalti pubblici) Sono
entrati in vigore dal 15 settembre 2008 i nuovi codici CPV (Vocabolario
comune per gli appalti pubblici, Common Procurement Vocabulary),
approvati con il Regolamento (CE) del 28 novembre 2007 n. 213,
pubblicato nella GUUE del 15 marzo 2008.
Il
CPV è un sistema di classificazione unitario dell'oggetto degli appalti
pubblici, che mira ad agevolare gli operatori economici interessati
nella ricerca dei bandi di gara. Di seguito, la prima parte dell'Allegato I del Regolamento, riportante i nuovi codici CPV:
ALLEGATO I VOCABOLARIO COMUNE PER GLI APPALTI PUBBLICI
Struttura del sistema di classificazione
1. Il CPV comprende un vocabolario principale e un vocabolario supplementare.
2.
Il vocabolario principale poggia su una struttura ad albero di codici
che possono avere fino a nove cifre, ai quali corrisponde una
denominazione che descrive le forniture, i lavori o i servizi oggetto
del mercato.
Il codice numerico ha otto cifre ed è suddiviso in: - divisioni, identificate dalle due prime cifre del codice (XX000000-Y), - gruppi, identificati dalle prime tre cifre del codice (XXX00000-Y), - classi, identificate dalle prime quattro cifre del codice (XXXX0000-Y), - categorie, identificate dalle prime cinque cifre del codice (XXXXX000-Y). Ciascuna delle ultime tre cifre fornisce un grado di precisione supplementare all'interno di ogni categoria. Una nona cifra serve per verificare le cifre precedenti.
3.
Il vocabolario supplementare può essere utilizzato per completare la
descrizione dell'oggetto di un appalto. Le voci sono costituite da un
codice alfanumerico, al quale corrisponde una denominazione che
consente di fornire ulteriori dettagli sulla natura o la destinazione
specifiche del bene da acquistare.
Il codice alfanumerico comprende:
- un primo livello, costituito da una lettera corrispondente ad una sezione, - un secondo livello, costituito da una lettera corrispondente a un gruppo, - un terzo livello, costituito da tre cifre corrispondenti alle sottodivisioni.
L'ultima cifra serve per verificare le cifre precedenti.
 Il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il terzo
decreto correttivo che si avvia quindi alla pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale presumibilmente per fine mese. Ci sono novità importanti per gli appalti già discusse nelle precedenti news e, qui sinteticamente riportate alcune di esse:
Offerte anomale Importanti modifiche all'art.122, comma 9 del Codice degli Appalti:
L'esclusione automatica diventa possibile solo per le gare: - sotto 1.000.000 di euro per i lavori - sotto i 100.000 euro per i servizi e forniture.
Inoltre,sia
per i lavori che per i servizi e le forniture,l'esclusione automatica è
possibile nel caso in cui sono state ammesse almeno 10 offerte.
Subappalto lavori tecnologici Diventa possibile per l'impresa subappaltare una quota fino al 30% .
Project Financing Torna
il diritto di prelazione, anche se in risposta alla procedura di
infrazione europea, vi sono 2 alternative per le amministrazioni. (per
approfondimenti vedere news su terzo decreto correttivo e project
financing)
Costi manodopera Viene
introdotto l'obbligo per le Casse Edili di verificare la congruità
dell'incidenza della manodopera sullo specifico contratto.
Manutenzione Passa a 200.000 euro il tetto entro il quale è consentito lo svolgimento di lavori di manutenzione in economia.
Mentre gli istituti pubblici e privati
si preparano a riaprire i battenti, i dati INAIL relativi all'anno
scorso registrano 12.912 denunce per i docenti e 90.478 per gli
studenti. La Lombardia è la regione col maggior numero di casi E'
iniziato ieri l'anno scolastico 2008/2009 per gli studenti lombardi, i
primi a ritornare sui banchi di scuola. Oggi è la volta della Provincia
autonoma di Bolzano, mentre per tutti gli altri la scuola inizierà il
15 settembre. Gli ultimi a rientrare nelle aule scolastiche, saranno il
17 settembre gli studenti della Sicilia.
Gli
insegnanti, al pari degli altri lavoratori, sono assicurati all'Inail
se rientrano nel campo di applicazione del Testo unico
dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ossia se per lo
svolgimento della loro attività fanno uso di macchine elettriche o
frequentano un ambiente dove tali macchine sono presenti o sono
direttamente adibiti ad attività che si configurano come esperienze
tecnico-scientifiche, esercitazioni pratiche ed esercitazioni di
lavoro. L'attività di educazione fisica e quella ludico-motoria sono
assimilate all'esercitazione pratica.
Gli
studenti, per il fatto che, a differenza degli insegnanti, non hanno un
rapporto di lavoro, sono assicurati in via eccezionale per gli
infortuni che accadono nel corso delle esperienze tecnico-scientifiche
e delle esercitazioni pratiche e di lavoro previste dalla specifica
disposizione del punto 28 dell'art. 1 del TU del 1965, con esclusione
degli infortuni, come quelli in itinere, non connessi alla specifica
attività per la quale sussiste l'obbligo di legge. Gli studenti,
peraltro, sono tutelati anche durante i viaggi di integrazione della
preparazione di indirizzo.
Gli ultimi dati
relativi agli infortuni denunciati all'INAIL per le scuole pubbliche e
private parlano, per l'anno 2007, di 12.912 infortuni denunciati per
gli insegnanti e di 90.478 infortuni per gli studenti. La Lombardia è la regione in cui si infortunano più alunni e professori. Gli
arti inferiori degli insegnanti sono quelli più colpiti da infortunio
per questa categoria, mentre quelli superiori lo sono per gli studenti.
Per tutti i dati cliccare qui per scaricare le tabelle.
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